TESTIMONIANZE ARTISTICHE IN TERRA DI SIENA
Assai scarse nel territorio senese sono le testimonianze artistiche altomedievali, mentre straordinariamente ricche sono le espressioni dell'arte romanica, un fenomeno che interessa e caratterizza tutta la Toscana. L'architettura e di derivazione lombarda, con chiare influenze cistercensi, cui si deve in primo luogo il pia ricco e possente esempio di architettura monastica del XII secolo nel senese: l'abbazia benedettina di
Sant'Antimo. Fondata gia alla fine dell'VIII secolo, leggendariamente da Carlo Magno, insuperata per fascino e bellezza, sia nella struttura, sia nell'impianto decorativo, l'abbazia apri la strada a una grande tradizione architettonica religiosa, tanto che tutto territorio senese, ma in particolare it contado, reste segnato per sempre dall'impronta artistica medievale.
Ogni paese, ogni borgo, ogni piccola citta ha la sua chiesa romanica: Abbadia a Isola, databile intorno all'anno Mille, la Pieve di Cellole, Sant'Appiano, la Collegiata di Asciano, la Pieve di Trequanda, la Pieve di San Pietro in Villore a San Giovanni d'Asso, la Pieve di Corsano, il complesso di Ponte allo Spino, per citare solo alcuni fra i numerosi e pregevoli. Anche l'architettura civile ebbe notevole impulso nel Medioevo: fortificazioni, castelli e soprattutto torri sono tracce evidenti di un periodo storico contraddistinto da continui conflitti, scorrerie, rivalita cittadine. L'imponente borgo fortificato di Monteriggioni aveva per esempio una chiara funzione strategica, cosi come il castello di Certaldo e quello di Staggia. Ma il loro ruolo non era solo militare: essi costituivano i centri intorno a cui si raccoglieva la comunità, con valenze dunque religiose ed economiche. Quello che era detto castrum, un borgo interamente racchiuso entro una cerchia di mura, va distinto dalla villa, the e un insediamento non fortificato e spesso dotato di una chiesa parrocchiale. Se poi la fortificazione era pia piccola e pia marcatamente militare veniva detta rocca. Se ne trovano diverse nelle valli pia solitarie, come la Val d'Orcia. Fra i castelli pia famosi vi e senz'altro quello di Brolio, nei pressi di Castelnuovo Berardenga, mentre fra i pia suggestivi complessi fortificati vi e lo splendido Spedaletto.
Le guerre continue che devastavano le campagne avevano indotto la popolazione a fortificare tutto, anche le fattorie e i mulini, e persino alcuni conventi. Ma la nota dominante di questo periodo sono le casetorri costruite non solo come punti di avvistamento del nemico, ma sempre pia come espressione delle rivalita interne cittadine. Ne e esempio illustre San Gimignano, dove le famiglie in concorrenza fra loro manifestavano la propria superiorità agli avversari con torri sempre più alte e imponenti, quelle stesse che oggi rendono inconfondibile il profilo della citta.
Dal romanico al gotico
Anche la pittura dell'epoca romanica, di raffinata derivazione bizantina, ebbe un certo sviluppo a Siena fino a tutto Duecento, come nel resto della Toscana. II suo esponente principale fu Guido da Siena, cui alcuni attribuiscono la Madonna nel Palazzo Pubblico, e che ebbe anche una buona bottega. Ma fu Duccio di Buoninsegna (1255-1318) la prima vera personality della pittura senese, un grande maestro capace di dare nuovi impulsi alla tradizione bizantina e imprimerle una svolta goticizzante.
A lui si deve il più grande capolavoro della pittura senese: il 9 ottobre 1308 gli venne infatti affidato l'incarico di eseguire per l'opera del Duomo la Maesta destinata all'altar maggiore. Nel giugno del 1311 la pala - finalmente terminata - fu trasportata con gran processione fino al Duomo, dove resto fino al 1505.
La scelta del soggetto, ovvero la Madonna in trono, non fu certo casuale: Siena era ancora memore della vittoria di Monteaperti, che la cittadinanza aveva attribuito all'aiuto della Vergine, cui infatti la citta si era consacrata. E per questo che sul dipinto si legge la seguente iscrizione: .Madre Santa di Dio, sii causa di pace per Siena. Sii vita per Duccio poiche cosi ti dipinse..
Duccio, tuttavia, non seppe sfruttare appieno il successo economico e la notorietà che gli derivarono da quest'opera e lascio, alla sua morte, la
moglie e i numerosi figli in grande miseria, se non addirittura affogati dai debiti.
Ma il suo genio narrativo, le sue intuizioni artistiche e la grande sensibilità architettonica che si stagliano sul rigoroso fondo oro dei suoi dipinti, unica concessione alI'obbligata tradizione bizantina, aprirono la strada verso un nuovo stile. Con il Trecento arrivô a Siena it gotico. Quello architettonico mostra la chiara influenza del modello francese: in particolare la stupenda Abbazia di San Galgano, ora ancor suggestiva senza la copertura del tetto e con un manto erboso al posto del pavimento, fu opera dei Cistercensi.
II passaggio stilistico dal romanico al gotico e comunque esemplarmente dimostrato nell'interno del Duomo di Siena, dove il rigore della struttura si coniuga perfettamente con una nuova, ricchissima arte decorativa. Anche per quanto riguarda la scultura, il Trecento senese riusci a distinguersi nel panorama toscano: accanto alla scuola di Pisa, dove primeggiava Giovanni Pisano con la sua prestigiosa bottega, e traendo ispirazione da questi, si sviluppO a Siena la scuola di Tino di Camaino e dei suoi seguaci, Agostino di Giovanni, Agnolo di Ventura e altri. Il massimo splendore fu raggiunto con Jacopo della Quercia, cui si devono la stupenda Fonte Gaia e il Fonte del Battistero.La pittura
Ma fu soprattutto nella pittura che l'arte senese dette meglio di se, tanto da influenzare, insieme con la scuola fiorentina, il gusto stilistico di tutta la penisola.
Grande esponente del gotico lineare fu Simone Martini, originate e innovativo sia per il suo laicismo tematico, sia per it respiro gia fortemente europeo Belle sue opere. A lui si affiancarono con due modalità stilistiche personalissime Pietro e Ambrogio Lorenzetti, degni continuatori delta tradizione giottesca. In particolare Ambrogio segne la citta con gli affreschi allegorici del Palazzo Pubblico, it pia ampio ciclo pittorico di tematica non religiosa dell'epoca.
Il soggetto affronta infatti una delicata problematica di natura amministrativa e politica, assai cara in quel tempo ai Senesi: non a caso infatti, nella Sala della Pace, gli affreschi si intitolano al Buon Governo agli Effetti del Buon Governo e, per contro, al Mal Governo e ai suoi effetti.
Nel Quattrocento la tradizione della scuola pittorica senese fu continuata dal Sassetta e da Sano di Pietro in pieno stile gotico, e da Domenico di Bartolo, di formazione masaccesca. Famosi furono anche Giovanni di Paolo e Lorenzo di Pietro, detto it Vecchietta. Fu pittore anche Francesco di Giorgio Martini, pia noto e apprezzato come architetto, ispirato, come gli altri, alla scuola fiorentina: personality interessante e complessa, Francesco di Giorgio si affermO inoltre come scultore e come ingegnere militare. Grandi architetti rinascimentali furono Antonio Federighi e pia tardi Baldassarre Peruzzi, mentre la scuola pittorica, un po' in declino, conobbe nuovi impulsi con il Sodoma, vercellese di origine, ma motto attivo net Senese, e successivamente con il Beccafumi, it pia originate fra i pittori del Cinquecento, secolo con il quale si chiude la stagione d'oro dell'arte senese, che prosegul poi nei canon pia generali della maniera, del purismo e dell'accademia.
La Nazione

Sant'Antimo. Fondata gia alla fine dell'VIII secolo, leggendariamente da Carlo Magno, insuperata per fascino e bellezza, sia nella struttura, sia nell'impianto decorativo, l'abbazia apri la strada a una grande tradizione architettonica religiosa, tanto che tutto territorio senese, ma in particolare it contado, reste segnato per sempre dall'impronta artistica medievale.