Nel mese di Luglio nei Comuni di Murlo e di Buonconvento Rievocazione storico-culturale della trebbiatura.

La trebbiatura ne Senese Testo e immagini da . Agricoltura senese bollettino della cattedra ambulante di agricoltura anno LXX AGOSTO 1934 xll n.8

La sagra della fatica umana

La Trebbiatura

E' innegabile che esiste una profonda correlazione, anzi un perfetto parallelismo fra le fasi di vita della pianta del grano e lo stato d'animo del coltivatore. Difatti, quando il contadino semina, è sereno e fiducioso: alla terra non affida solamente il seme, ma la sua fede ardente, la speranza più viva, i voti più fervidi del suo cuore. Quando il granello germoglia e la terra co mincia a ricoprirsi di una peluria colore verde-tenero, il contadino segue con una certa ansia la nascita delle piantine e, se spuntano disordinate, s'impensierisce e trae non lieti auspici per l'ancora lontana raccolta. Se invece spuntano fitte e vigorose, si rallegra soddisfatto e sogna un'opulenza di spighe ed una distesa di sacchi colmi di chicchi d'oro. Durante la invernata il colono ha sempre gli occhi sui campi; quando nevica ride perchè.... sotto la neve il pane; quando piove troppo si abbuia; quando gela si preoccupa chè il ghiaccio scalzi la terra ed offenda le radici tenere del grano; quando la nebbia stagna fitta sui campi non è tranquillo. L'alterna vicenda della stagione si riflette sul suo spirito con un succedersi di speranze e di delusioni, di allegrezze e di preoccupazioni, di gioie serene e di scoraggianti amarezze. Quando i primi tepori scaldano il seno fecondo della terra e ne risvegliano nuovi impeti di vita, il contadino segue, con occhio vigile, lo sviluppo dei suoi campi e se ne rallegra se la levata del grano è rigogliosa e pronta, come si rabbuia se è stentata e disforme. Spuntano le prime spighe da un abbraccio di foglie: dalla spigatura alla mietitura il cuore del contadino ha palpiti sempre più intensi: cominciano cioè le giornate di passione. Paura di una grandinataCottura cibi al camino che distrugga, in un attimo, tutte le sue fatiche e tutte le sue speranze; di una brinata che congeli la promessa di raccolto; di una coltre nebbiosa che stenda un sudario funebre sui bei campi di grano. Preoccupazioni per le malattie che spesso insidiano la salute e la robustezza dei seminati; ansie continue perchè non piove trop­po; trepidazioni angosciose per una calura improvvisa che sbiadisce il verde intenso delle foglie e minaccia di seccare la spiga non ancora al giusto punto di maturazione; tuffi al cuore per un uragano che s'avvicina. E' proprio questo il periodo nel quale il contadino fa l'esame di coscienza e si confessa a sè stesso mettendo a nudo tutti i peccati che sa di avere commesso in rapporto ai suoi campi di grano (affrettate e superficiali lavorazioni del terreno, avarizia nelle concimazioni, scarsa cura nella selezione del seme e nella sua disinfezione, testarda contrarietà nel seminare con generosa abbondanza, nel preferire una varietà diversa da quella che gli era stata consigliata, nel negare il sussidio di lavori colturali ai suoi seminati, ecc.). Ma questa confessione non trapelerà mai dal suo cuore, perchè c'è sempre il Padreterno che, nella sua grande magnanimità, non protesta se il contadino gli addebita i suoi errori e, sistematicamente, gli attribuisce tutta la responsabilità della raccolta. Finalmente biondeggiano le spighe, i campi mollemente s'increspano ed ondeggiano alla carezza dei venti, le piante ingialliscono e si seccano. La morte è sempre una cosa triste, tanto più se l'agonia è lenta e la vita sfugge filo a filo. Ma quando muoiono le piante di grano, specie se lentamente, la loro fine è salutata dal canto allegro dei mietitori. Queste originalissime.... esequie funebri al grano, sono tanto più vivaci e scoppiettanti di ritornelli gioiosi, quanto più le manne, che la falce stacca dalla terra, sono pe santi. Ultimo atto conclusivo: la trebbiatura. Normalmente se la raccolta dei prodotti campestri Preparazione paperi o lociè una festa, questa della trebbiatura del grano, specie quando la produzione è abbondante, è un'apoteosi. Avviciniamoci all'aia: la trebbia vibra di un fremito ansioso che tutta la scuote, dall'alto delle biche si lanciano i primi covoni che uomini abbronzati dal sole afferrano e, dopo averli liberati dai legacci, gettano nelle avide fauci della macchina che li ingoia con un muggito di soddisfazione. Nell'interno della trebbia, tutta sussulti e tutta movimento, crepitano i chicchi dorati che poi ruscellano, mondi e puliti, nei sacchi; la paglia, ripulita, esce tumultuosa e si accumula in maestosi pagliai; nell'aria folleggia la pula che ricade in una pioggia d'oro e la sudata gente, che lavora affannosamente, innalza, sotto il sole bruciante, i suoi canti festosi che, dominando l'ansimare penoso della locomobile ed il frastuono assordante della trebbiatrice, si spandono nella riarsa campagna come un inno di vita: Magnifica questa festa della trebbiatura, commovente come spettacolo di vittoriosa soggezione della terra genitrice alla volontà umana, simpatica ed interessante nel movimento, nel colore, negli aspetti folcloristici, nella intonazione di letizia che la caratterizza. Bisogna viverla, anche una sola volta. per sentirne tutto il fascino e tutta la bellezza.In un'aia dove si trebbia, male o bene che vada la raccolta, la musoneria è bandita e la maliconia non trova asilo. Si canta, si ride, si sta allegri, pur lavorando come schiavi, senza concedersi un momento di riposo. In provincia di Siena la festa della trebbiatura supera forse, in giocondità e festosità, quella di ogni altra contrada italiana. E si spiega: la trebbiatura difficilmente è fatta da personale avventizio estraneo alla fattoria è lavoro dei componenti la famiglia colonica e di famiglie vicine maggiormente affiatate e simpatizzanti. A questi operai senza salario, che concorrono alla trebbiatura di un podere, la famiglia colonica interessata restituisce le opere andando in loro aiuto quando a loro volta trebbiano. Salvo quindi il personale di macchina, che è estraneo, gli addetti alla trebbiatura sono degli invitati sui generis che vanno a casa del vicino, non solo per mangiare, bere e cantare, ma soprattutto per aiutarlo. Chi ospita, a sua volta, restituisce la visita lavorando in favore di chi lo ha aiutato. E' in sostanza, la vecchia consuetudine dello scambio delle opere che affratella le famiglie coloniche e ne rende più saldi e sinceri i vincoli dell'amicizia e della solidarietà. Attorno alla trebbia, per questo sistema di generosa spontanea e disinteressata offerta d'aiuto, si riscontrano spesso un numero di persone superiori alla stretta necessità. Così, mentre il fabbisogno effettivo di personale, per condurre una trebbia, oscilla da 32 a 34 persone; nei poderi senesi le persone che lavorano, a questo scopo, superano sempre la quarantina. In un podere ne abbiamo contate 58. La trbbiatura nel'aiaSeguiamo, un po' da vicino, il lavoro della trebbiatura: il personale è diviso in : macchinista, fuochista, imboccatori (in totale quattro persone che sono completamente estranee all'azienda e vengono pagate a giornata dal proprietario); da 8 a io fra uomini e donne sulla bica che passano i covoni a due uomini, o due donne, che li sciolgono sulla banchina della trebbiatrice ed a loro volta, li passano ai porgitori di manne i quali li danno all'imboccatore. La paglia che esce dalla trebbiatrice viene trasportata, normalmente dagli ele­vatori, sul pagliaio ove 7 od 8 uomini la sistemano. La mezza paglia, cioè quella più trinciata, e la pula più grossa (che insieme costituiscono il cosidetto pagliolo) vengono abbicate a parte da 4 uomini. La pula è raccolta ed ammassata nella capanna (o parata) per essere poi, in buona parte, utilizzata come mangime per il bestiame. Alle bocchette del grano stanno da due a tre uomini che trasportano i sacchi al coperto e provvedono alla pesatura, salvo non si effettui la vagliatura (normalmente con vaglio sospeso od a corda) prima di insaccare definitivamente e pesare il grano. In tal caso il personale si raddoppia. L'orario di lavoro ha inizio alle 4 del mattino e termina verso le 20 circa. Si lavora, cioè, dall'alba al tramonto. Per questo lavoro estenuante la famiglia colonica che trebbia non lesina in vino ed in cibarie. I pasti sono, normalmente, quattro : il primo alla mattina di buon'ora (cioè verso le 6,30) che è la cosiddetta colazione fatta, non a base di caffè e latte, ma con una minestra di fagioli, affettato o fritto, pane ed abbondante vino. Il secondo pasto viene consumato verso le 12 ed è il desinare nel quale si somministra: minestra in brodo, carne di manzo o di oche (localmente paperi, oci o loci) lessata od in umido. pane e gagliarda razione di vino. Il terzo pasto si effettua verso le ore 17 ed è la cosiddetta merenda nella quale si consumano: affettato e formaggio, pomodori e poponi, pane e vino. L'ultimo pasto, cioè la cena, ha luogo a fine della giornata di lavoro, verso le 20,30, ed ha la seguente lista di vivande: minestra in brodo oppure, più frequentemente, pasta asciutta. carne di manzo o coniglio in umido, pane e vino generoso. Durante le ore di lavoro. Ie ragazze del contadino, non impegnate nei lavori di di trebbia, hanno il simpatico incarico di dar da bere agli.... assetati e girano fra iI personale d'aia con fiaschi di acqua e di vino offrendo da bere a chi lavora. Col caldo. la polvere e la fatica, i clienti non mancano ed i fiaschi, specie quelli contenenti vino, si vuotano frequentemente. Abbiamo voluto fare un calcolo accurato sul consumo che ha una fami- glia colonica nei giorni di trebbiatura e, sulle indicazioni di una massaia e di un capoccia. è venuto fuori il seguente consuntivo: persone 58, giorni di la toro 2 14, grano trebbiato gli 500 circa. Cibarie e bevande consumate: vino litri 300, pane kg. 225. oche ammazzate 12 del peso netto in carne di kg. 38.400, conigli 25 del peso netto in carne di kg. 50, polli 4 del peso netto in carne di kg. 6.800, carne di manzo kg. 15, prosciutti i del peso netto di kg. 12, mortadella kg. 3. pasta kg. 40, fagioli kg. io, patate kg. 20, olio litri 14, sale kg. 4, pepe kg. i. Ogni persona, in inedia, ha bevuto oltre 2 litri di vino schietto al giorno, ed ha mangiato kg. 1.550 di pane al giorno, 86o grammi fra carne ed affettato, senza calcolare la minestra. pasta asciutta, poponi, po­modori, ecc. Razione quindi rinforzata, una razione pantagruelica degna dell'appetito formidabile di un.... trebbiatore. E', indiscutibilmente, un'ottima cura contro la debolezza di.... stomaco! La spesa complessiva, per questo speciale servizio di vettovagliamento, supera certamente le L. 1.100. Tale spesa è a completo carico del contadino il quale ha un solo diritto di rivalsa: quello di andare, a sua volta, a mangiare o casa degli altri contadini restituendo l'opera. Fra le famiglie dei mezzadri si determinano, spesso, delle gare per chi sa preparare i più succolenti e gustosi pasti durante la trebbiatura. La massaia in quei giorni è veramente la regina del focolare ed ha ai suoi ordini una o due donne di aiuto. Anzitutto, il giorno prima della trebbia, vengono sacrificate le candide e grasse oche, perchè la carne di questi tranquilli volatili sia meno tigliosa. Oltre alle oche, giunge l'ultima ora anche per un buon numero di conigli. Alla sera precedente il capoccia va nel centro abitato più prossimo per far la spesa della carne di manzo, del sale e del pepe (guai se si dimentica quest'ultimo perchè ai contadini senesi piace il... piccante) ed eventualmente, di qualche grosso tegame in terracotta che potrebbe servire da tinozza da bagno per un fanciullo. Durante la serata le donne della famigliaSora la trebbia colonica lavorano per preparare il primo pasto della mattina successiva. Quando s'inizia la trebbia lo sbuffo della macchina a vapore ha per con­trapposto la fiamma allegra e vivace del focolare domestico ove una batteria di marmitte, tegami, padelle, borbottano spandendo nell'aria profumi appetitosi e delicati che fanno venire l'acquolina e stirare nostalgicamente lo stomaco. Questo lavoro di cucina dura, come il lavoro di trebbiatura, dall'alba al tramonto, per preparare le vivande a dovere e non fare una magra figura di fronte agli.... ospiti. In qualche podere si dà ai trebbiatori anche il dolce.
Se però la massaia è tirchia, invece di uccidere le oche il giorno prima, le uccide la mattina in cui s'inizia la trebbiatura e così gli ospiti mangiano meno perché la carne è più dura e tigliosa. Ma queste massaie tirchie sono un'eccezione e vengono segnate a dito e, possibilmente.... evitate. Quando la produzione del grano raggiunge l'entità desiderata dal colono questi, oltre al vino comune, fa distribuire ai trebbiatori anche il vinsanto in segno di grande gioia e di piena soddisfazione. Alla fine di ogni pasto c'è sempre chi intona una canzone campagnola seguita dal coro degli altri trebbiatori. Canzoni spesso vivaci e festose, qualche volta nostalgiche, sempre però fresche d'ingenua ispirazione e ricche di sentimento. I brutti motivi delle canzoni moderne di città non trovano simpatia nelle campagne. Il contadino, semplice per natura, fiorente di salute fisi­ca e morale, ha un istintivo senso di ripugnanza, anche nei suoi canti, per il sottinteso sconcio e l'esotismo perverso. Anima cristallina e cuore generoso, nel suo canto d'amore, esprime l'onestà di un sentimento che si colora e si profuma della santità della famiglia: A tarda ora, quando i canti si spengono nella stanchezza, e gli uomini cercano nel sonno ristoro alla fatica di un'operosa giornata, non è difficile trovare sull'aia qualche giovane coppia di contadini che indugia e parla con tono sommesso, quasi per non turbare la dolce serenità della notte. Sono parole di promessa, espressioni sussurrate con un soffio di voce malgrado il tumulto dei cuori, impetuosi richiami di vita. Un altr'anno, a tempo di trebbia, forse il canto di quelle anime sarà rallegrato dal sorriso di un bimbo.

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