Val d'Dorcia
Benvenuti nel Parco annuncianoal visitatore i cartelli spesso piazzati di fronte a eccezionali panorami che lo accolgono sui confini della valle. Come l'aria, il vino oil paesaggio, pero anche il Parco in Val d'Orcia e speciale. Concepito in molti incontri informali tra uomini di cultura venuti da fuori e la gente e gli amministratori locali (spesso alla Taverna di Bronzone prima degli spettacoli del Teatro Povero di Monticchiello), il Parco e diventato negli anni una solida realtä. Progettato dalle lstituzioni locali con un team di grande valore che comprendeva esperti scientifici come Vieri Quilici, Alberto Asor Rosa, Paolo Leon, Paolo Urbani e Giorgio Pizziolo, il Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d'Orcia comprende i territori comunali di Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia. Punta a tutelare il paesaggio, ma anche a promuovere lo sviluppo del lavoro e della vita dell'uomo. Riconosciuto dalla Regione Toscana come ANPIL (Area Naturale Protetta di Interesse Locale)
il Parco ricerca, incentiva e promuove tutte le attivita economiche compatibili con la tutela dell'ambiente. Oltre alle iniziative per la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, hanno assunto un ruolo importante, negli ultimi anni, quelle per la produzione dei prodotti agricoli tradizionali e tipici. II progetto e le iniziative del Parco nascono da una riflessione precisa. In Val d'Orcia ii paesaggio non e stato solamente creato dalla natura, ma e stato plasmato nei secoli (e continua a trasformarsi anche oggi) a seguito degli interventi dell'uomo. Lo scopo - ma qualcuno preferisce parlare di utopia - del Parco e di fare della cultura e della storia le risorse primarie di sviluppo, tutelare la Val d'Orcia senza trasformarla in museo. Enea Silvio Piccolomini, il Papa dell'armonia, sarebbe stato d'accordo.
I sentieri Val d'Orcia non e fatta per essere attraversata di corsa. Viottoli, carrarecce, sentieri invitano il visitatore a muoversi lentamente, ad assaporare ciò che vede, a sostare di fronte ai panorami e ai monumenti ma anche davanti ai dettagli del paesaggio: casali, cipressi isolati, calanchi. Che ci si
sposti a piedi, in bicicletta o a cavallo, che si viaggi con un gruppo di amici o ci si affidi a un'agenzia specializzata, le antiche vie della Val d'Orcia offrono una grande varieta di itinerari. Rivolgendosi al Parco della Val d'Orcia si può avere a disposizione una guida per escursioni a piedi e in bicicletta Non c'e bisogno di essere dei camminatori o dei cicloturisti provetti. Anche chi sta percorrendo il Senese in automobile pub posteggiare per qualche ora e incamminarsi bastano uno zainetto, un paio di solide scarpe, una giacca a vento in caso di pioggia e un cappello per proteggersi dal sole su uno dei tanti percorsi segnati. Scoperta da trekker e biker inglesi e tedeschi, la ragnatela di strade bianche e sentieri che percorre la valle consente di scegliere tra decine di itinerari diversi. Gli amanti del vino possono salire a Montalcino attraversando i vigneti del Brunello. Chi preferisce t panorami può seguire il crinale tra Radicofani e Contignano, di fronte all'Amiata lI sentiero delle gole dell'Orcia offre ambienti e flora mediterranei. II sentiero che percorre da Bagno Vignoni le gole dell'Orcia conduce a Ripa d'Orcia, ricostruzione novecentesca di un fortilizio che appartenne ai Salimbeni e ai Piccolomini. Ripa e it suo panorama sull'Amiata si possono raggiungere anche da San Quirico, per una strada sterrata che tocca II borgo e la torre di Vignoni. Salendo da Castiglione d'Orcia al Vivo ci si immerge nelle foreste del vulcano. Tra Monticchiello e Pienza, o intorno a Sant'Anna in Camprena, si gode dei profili ondulati dei colli che sembrano accavallarsi all'infinito. Grazie alla sua posizione la Val d'Orcia e anche un crocevia di itinerari di lunga percorrenza. Qui passano t sentieri della Provincia di Siena che collegano il capoluogo con l'Amiata e ['Ionia con Montepulciano, ma anche it ramo del Sentiero Italia che conduce da Firenze a Roma.
Itinerario delle acque La natura vulcanica del Monte Amiata si mostra nelle sorgenti termali di Bagno Vignoni e di Bagni San Filippo, rispettivamente in territorio di San Quirico d'Orcia
e di Castiglione d'Orcia. Resa celebre da ospiti illustri come Lorenzo il Magnifico e Santa Caterina da Siena, Bagno Vignoni e stata utilizzata fin dal tempo dei Romani. L'acqua sale da una profondita di 1000 metri e sgorga a una temperature di 52°, raccogliendosi nella magnifica vasca di 49 metri di lunghezza per 29 di larghezza (fa "piazza d'acqua") che forma il centro del borgo. Per la ricchezza di solfato di magnesio e solfato di calcio, serve a curare le malattie delle ossa, delle mucose e della pelle. Anche Bagni San Filippo e conosciuta fin dall'antichità. Si ritiene, che l'origine del centro termale sia etrusca, ed e documentata l'esistenza di un insediamento romano di epoca imperiale. Un impulso dell'attività termale si ebbe alla fine del Settecento, dopo che le prime analisi scientifiche delle acque ne avevano confermato l'utilita contro le malattie cutanee, reumatiche, artritiche e respiratorie. Nell'Ottocento fu costruito un nuovo impianto termale e sorsero i primi alberghi. A poca distanza dalle Terme si visitano le rocce del Fosso Bianco, dove la cascata di acqua calcarea ha dato vita ad uno spettacolo emozionante, conosciuto come "la balena bianca", e la Grotta San Filippo, scavata in un grande blocco di travertino, dove si rifugio nel 1267 San Filippo Benizi, per sfuggire all'elezione a Papa e vivere in eremitaggio.
Il parco dei Mulini
di Bagno Vignoni nasce con l'intento di salvaguardare e valorizzare quello che può considerarsi come uno del principali poli molitori del senese. Composto da quattro mulini, rappresentava un potenziale enorme in un’area, quale la Val d'Orcia, particolarmente vocata alla cerealicoltura, ma allo stesso tempo caratterizzata, per i suoi substrati argillosi a bassa permeabilita e per il profilo basso collinare, da scarsita idrica. Lo sfruttamento della sorgente termale, dalla portata costante, permetteva invece di macinare anche d'estate, quando la gran parte dei mulini era inoperosa per la bassa portata dei fiumi. Un polo molitorio attivo fino al secondo dopoguerra ma che con l'abbandono e andato soggetto ad un rapidissimo degrado. La tecnica molitoria dei mulini di Bagno Vignoni, comune a tutta l'Europa meridionale, e quella del mulino a ruota orizzontale, detto localmente a
ritrecine: una tecnologia relativamente semplice, con le ruote motrici situate in un locale interrato e collegate alle macine tramite un albero verticale; le ruote vengono azionate da un getto d'acqua ad alta pressione generato da una vasca di accumulo posta ad un livello superiore. Dal punto di vista tipologico i mulini di Bagno Vignoni si distinguono per la particolare morfologia, con ambienti scavati nella stessa rupe di travertino formata dal depositi carbonatici dell'acqua termale. Non vi sono al momento note precise sulla costruzione dei mulini ma si pub ipotizzare, con sufficiente certezza, che la realizzazione di un'opera cosi ingente e complessa sia dovuta alla iniziativa di famiglie feudali; forse gli stessi Tignosi, signori di Rocca a Tentennano e Bagno Vignoni tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Di proprietà della Repubblica di Siena fino alla sua caduta (1559), passano nel 1676 alla famiglia Chigi Zondadari, nella persona del cardinale Flavio, nipote di papa Alessandro VII. E in questo periodo che si apportano migliorie e ristrutturazioni ai fabbricati ed agli impianti (tra cui la costruzione ex novo della fabbrica ad use Belle Bocce, adibita ad usi termali). II resto e storia recente: cessata l'attivita intorno alla meta del '900, nel 1999, con l'acquisizione da parte del Comune di San Quirico d'Orcia, si sono avviate, anche grazie ad un contributo della Unione Europea, le opere di restauro.
le acque medievali di Vivo d'Orcia Stagliata
contro uno di quei profili dell'Amiata che piacevano Canto al Sassetta, rigogliosa di piante antiche e mormorante di acque la cui memoria si perde nei secoli, Vivo d'Orcia e la splendida frazione di Castiglion d'Orcia incastonata in una valle fuori del tempo. Sotto it castello scorre il fiume Vivo, le cui sorgenti sgorgano in località Ermicciolo. Lungo il torrente, a partire dal Medioevo, furono costruiti mulini, cartiere, ferriere e, negli anni '20 del secolo scorso, una prima centrale elettrica the sfruttava l'energia idrica. Tracce di questi antichi edifici sono tuttora visibili, coperte dai rampicanti, in uno dei paesaggi più belli ed evocativi della zona. In località Ermicciolo e possibile visitare, in occasions della Festa delle Acque che si tiene ogni 22 marzo, la sorgente del Vivo, che erompe dalle rocce. La passeggiata che va dall'Ermicciolo all'Eremo, lungo il percorso del fiume, e una delle più gradevoli in assoluto dell’Amiata. Ci si può fermare a osservare le cascatelle e la diga in mezzo ai boschi, e ai siti archeologici in cui sono stati ritrovati reperti del mesolitico e di epoca etrusca; è possibile avvistarvi qualche raro esemplare di picchio verde, II cui verso a volte echeggia tra le piante secolari. 1a valle del Vivo e uno dei pochi luoghi al mondo in cui ci si può convincere di vivere ancora nel Medioevo.
I grandi vini
Montalcino e ricordata fin dal Quattrocento per i suoi vini rossi, L'inventore del Brunello e però Ferruccio Biondi Santi, che decise per primo di abbandonare l Canaiolo, il Ciliegiolo e il Colorino per concentrarsi sul Sangiovese. La sua bottiglia datata 1888 e probabilmente la prima in assoluto della storia. Rispettivamente nel 1966 e 1980, il Brunelio e stato tra i primi vini italiani a fregiarsi dei titoli DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Contro Hata e Garantita).
Perchê il Brunello venga messo in commercio e necessario un invecchiamento di cinque anni (set per it tipo Riserva), due dei quali, come minimo, in botti di rovere. II Rosso di Montalcino può essere invece venduto dopo un anno.
Completano il quadro dl Moscadello di Montalcino e il Sont'Antimo, una denominazione che comprende vini bianchl e rossi motto diversi tra loro. Negli anni Novanta l'elenco dei vini DOC della Toscana sl a arricchito con l'Orcia DOC, che viene prodotto nei territori di Abbadia San Salvatore, Buonconvento, Castiglione d'Orcia, Chianciano Terme, Montalcino, Pienza, Radicofani, San Casciano dei Bagni, San Giovanni d'Asso, San Quirico d'Orcia, Sarteano, Torrita di Siena e Trequanda. Oltre all'Orcia Rosso si possono degustare l'Orcia Novello, l'Orcia Bianco e l'Orcia Vinsanto, che puo essere messo in commercio dopo tre anni di invecchiamento.La Nazione
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al visitatore i cartelli spesso piazzati di fronte a eccezionali panorami che lo accolgono sui confini della valle. Come l'aria, il vino oil paesaggio, pero anche il Parco in Val d'Orcia e speciale.
Concepito in molti incontri informali tra uomini di cultura venuti da fuori e la gente e gli amministratori locali (spesso alla Taverna di Bronzone prima degli spettacoli del Teatro Povero di Monticchiello), il Parco e diventato negli anni una solida realtä.
Progettato dalle lstituzioni locali con un team di grande valore che comprendeva esperti scientifici come Vieri Quilici, Alberto Asor Rosa, Paolo Leon, Paolo Urbani e Giorgio Pizziolo, il Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d'Orcia comprende i territori comunali di Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia. Punta a tutelare il paesaggio, ma anche a promuovere
lo sviluppo del lavoro e della vita dell'uomo. Riconosciuto dalla Regione Toscana come ANPIL (Area Naturale Protetta di Interesse Locale)
il Parco ricerca, incentiva e promuove tutte le attivita economiche compatibili con la tutela dell'ambiente. Oltre
alle iniziative per la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, hanno assunto un ruolo importante, negli ultimi anni, quelle per la produzione dei prodotti agricoli tradizionali e tipici. II progetto e le iniziative del Parco nascono da una riflessione precisa. In Val d'Orcia ii paesaggio non e stato solamente creato dalla natura, ma e stato plasmato nei secoli (e continua a trasformarsi anche oggi) a seguito degli interventi dell'uomo. Lo scopo - ma qualcuno preferisce parlare di utopia - del Parco e di fare della cultura e della storia le risorse primarie di sviluppo, tutelare la Val d'Orcia senza trasformarla in museo. Enea Silvio Piccolomini, il Papa dell'armonia, sarebbe stato d'accordo.
sposti
a piedi, in bicicletta o a cavallo, che si viaggi con un gruppo di amici o ci si affidi a un'agenzia specializzata, le antiche vie della Val d'Orcia offrono una grande varieta di itinerari. Rivolgendosi al Parco della Val d'Orcia si può avere a disposizione una guida per escursioni a piedi e in bicicletta Non c'e bisogno di essere dei camminatori o dei cicloturisti provetti. Anche chi sta percorrendo il Senese in automobile pub posteggiare per qualche ora e incamminarsi bastano uno zainetto, un paio di solide scarpe, una giacca a vento in caso di pioggia e un cappello per proteggersi dal sole su uno dei tanti percorsi segnati. Scoperta da trekker e biker inglesi e tedeschi, la ragnatela di strade bianche e sentieri che percorre la valle consente di scegliere tra decine di itinerari diversi. Gli amanti del vino possono salire a Montalcino attraversando i vigneti del Brunello. Chi preferisce t panorami può seguire il crinale tra Radicofani e Contignano, di fronte all'Amiata lI sentiero delle gole dell'Orcia offre ambienti e flora mediterranei. II sentiero che percorre da Bagno Vignoni le gole dell'Orcia conduce a Ripa d'Orcia, ricostruzione novecentesca di un fortilizio che appartenne ai Salimbeni e ai Piccolomini. Ripa e it suo panorama sull'Amiata si possono raggiungere anche da San Quirico, per una strada sterrata che tocca II borgo e la torre di Vignoni. Salendo da Castiglione d'Orcia al Vivo ci si immerge nelle foreste del vulcano. Tra Monticchiello e Pienza, o intorno a Sant'Anna in Camprena, si gode dei profili ondulati dei colli che sembrano accavallarsi all'infinito. Grazie alla sua posizione la Val d'Orcia e anche un crocevia di itinerari di lunga percorrenza. Qui passano t sentieri della Provincia di Siena che collegano il capoluogo con l'Amiata e ['Ionia con Montepulciano, ma anche it ramo del Sentiero Italia che conduce da Firenze a Roma.
di Bagno Vignoni nasce con l'intento di salvaguardare e valorizzare quello che può considerarsi come uno del principali poli molitori del senese. Composto da quattro mulini, rappresentava un potenziale enorme in un’area, quale la Val d'Orcia, particolarmente vocata alla cerealicoltura, ma allo stesso tempo caratterizzata, per i suoi substrati argillosi a bassa permeabilita e per il profilo basso collinare, da scarsita idrica. Lo sfruttamento della sorgente termale, dalla portata costante, permetteva invece di macinare anche d'estate, quando la gran parte dei mulini era inoperosa per la bassa portata dei fiumi. Un polo molitorio attivo fino al secondo dopoguerra ma che con l'abbandono e andato soggetto ad un rapidissimo degrado. La tecnica molitoria dei mulini di Bagno Vignoni, comune a tutta l'Europa meridionale, e quella del mulino a ruota orizzontale, detto localmente a
ritrecine: una tecnologia relativamente semplice, con le ruote motrici situate in un locale interrato e
collegate alle macine tramite un albero verticale; le ruote vengono azionate da un getto d'acqua ad alta pressione generato da una vasca di accumulo posta ad un livello superiore. Dal punto di vista tipologico i mulini di Bagno Vignoni si distinguono per la particolare morfologia, con ambienti scavati nella stessa rupe di travertino formata dal depositi carbonatici dell'acqua termale.
Non vi sono al momento note precise sulla costruzione dei mulini ma si pub ipotizzare, con sufficiente certezza, che la realizzazione di un'opera cosi ingente e complessa sia dovuta alla iniziativa di famiglie feudali; forse gli stessi Tignosi, signori di Rocca a Tentennano e Bagno Vignoni tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Di proprietà della Repubblica di Siena fino alla sua caduta (1559), passano nel 1676 alla famiglia Chigi Zondadari, nella persona del cardinale Flavio, nipote di papa Alessandro VII. E in questo periodo che si apportano migliorie e ristrutturazioni ai fabbricati ed agli impianti (tra cui la costruzione ex novo della fabbrica ad use Belle Bocce, adibita ad usi termali). II resto e storia recente: cessata l'attivita intorno alla meta del '900, nel 1999, con l'acquisizione da parte del Comune di San Quirico d'Orcia, si sono avviate, anche grazie ad un contributo della Unione Europea, le opere di restauro.
contro uno di quei profili dell'Amiata che piacevano Canto al Sassetta, rigogliosa di piante antiche e mormorante di acque la cui memoria si perde nei secoli, Vivo d'Orcia e la splendida frazione di Castiglion d'Orcia incastonata in una valle fuori del tempo. Sotto it castello scorre il fiume Vivo, le cui sorgenti sgorgano in località Ermicciolo. Lungo il torrente, a partire dal Medioevo, furono costruiti mulini, cartiere, ferriere e, negli anni '20 del secolo scorso, una prima centrale elettrica the sfruttava l'energia idrica. Tracce di questi antichi edifici sono tuttora visibili, coperte dai rampicanti, in uno dei paesaggi più belli ed evocativi della zona. In località Ermicciolo e possibile visitare, in occasions della Festa delle Acque che si tiene ogni 22 marzo, la sorgente del Vivo, che erompe dalle rocce. La passeggiata che va dall'Ermicciolo all'Eremo, lungo il percorso del fiume, e una delle più gradevoli in assoluto dell’Amiata. Ci si può fermare a osservare le cascatelle e la diga in mezzo ai boschi, e ai siti archeologici in cui sono stati ritrovati reperti del mesolitico e di epoca etrusca; è possibile avvistarvi qualche raro esemplare di picchio verde, II cui verso a volte echeggia tra le piante secolari. 1a valle del Vivo e uno dei pochi luoghi al mondo in cui ci si può convincere di vivere ancora nel Medioevo.
Montalcino e ricordata fin dal Quattrocento per i suoi vini rossi, L'inventore del Brunello e però Ferruccio Biondi Santi, che decise per primo di abbandonare l Canaiolo, il Ciliegiolo e il Colorino per concentrarsi sul Sangiovese. La sua bottiglia datata 1888 e probabilmente la prima in assoluto della storia. Rispettivamente nel 1966 e 1980, il Brunelio e stato tra i primi vini italiani a fregiarsi dei titoli DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Contro Hata e Garantita).